LORENZO CIANI: UN REGISTA FIORENTINO SOTTO IL CIELO DI SINGAPORE

Posted by on Mar 16, 2013 in News

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Un “artigiano del video” che si ispira a Mario Monicelli e Francesco Nuti, i suoi idoli.

Nasce il 07.07.1982 il giorno della festa tradizionale più bella di tutto il Giappone: la festa delle stelle (Tanabata Matsuri). Convinto e convincente Lorenzo Ciani ci spiega come vivere con i piedi per terra e la testa tra le nuvole. Appassionato all’inverosimile di tutto ciò che ruota intorno alla regia ed amante del buon cibo, forse un po’ influenzato dal padre cuoco, confessa di cucinare per gli amici ed essere aperto alla scoperta delle nuove culture proprio attraverso le pietanze.

“Food: a way to integration. Short Documentary” è il video che Lorenzo ha realizzato per partecipare al concorso l’Asia-Europe Short Film Contest, indetto dall’associazione Asia-Europe Foundation (Asef), che l’ha portato a vincere il prestigioso riconoscimento internazionale dedicato ai giovani registi e che ha premiato i migliori cortometraggi aventi ad oggetto il tema dell’integrazione. La cerimonia si è svolta lo scorso 17 maggio a Singapore…

D) Lorenzo cosa hai provato nel vincere un premio così importante?

R) Ho vinto un concorso conteso da più di 100 partecipanti sparsi in tutto il mondo, almeno 30 paesi. Veramente una grande soddisfazione tanto più che non concorrevano solo singole persone, ma anche gruppi, scuole, università… è stata una vittoria che ricorderò per sempre! Grandissima esperienza è stato, poi, il workshop di regia a cui ho avuto modo di partecipare durante il quale ho potuto scrivere e realizzare un cortometraggio di un minuto… non so se si vedrà mai, ma l’ho fatto!

D) Perché hai scelto come tema del documentario proprio quello culinario?

R) Il tema era libero, era possibile realizzare qualunque tipo di video: poteva essere una pubblicità, un film, un documentario, un’animazione… un modo attraverso il quale Europa ed Asia potessero integrarsi. Avendo vissuto per un periodo in Giappone mi sono chiesto: “qual è la prima cosa che conosciamo anche se non giriamo per il mondo?” IL CIBO! Ovunque troviamo il ristorante giapponese, messicano, cinese, così come in oriente troviamo il ristorante italiano, francese ecc…

In Giappone, per esempio, ho incontrato tanti ragazzi che spinti dalla passione per la cucina italiana mostravano il desiderio di imparare l’italiano e visitare l’Italia… da qui l’idea: realizzare un video che mettesse in relazione un giapponese, Toshifumi Mitsubiki, che dal 1991 vive a Firenze ed è proprietario del ristorante Accadi, degno della cucina toscana di mia madre, ed un ragazzo fiorentino, Matteo Bini, che ha aperto a Poggibonsi (Siena) il primo ristorante giapponese della zona, il Koori Sushi.

La cucina è un eccellente mezzo per far conoscere la cultura di un altro paese. Questo è il messaggio che è arrivato e ne sono felice.

D) Oggi come oggi, anche alla luce di ciò che vivi e non ultimi i fatti di cronaca, cos’è davvero l’integrazione per te?

R) La cosa che maggiormente mi ha colpito a Singapore è stata la bellezza di una città in cui convivono culture di ogni genere. Indiani, cinesi, malesi lavorano e vivono in armonia ed è bellissimo. Chinatown è una fermata della metropolitana non un termine, spesso dispregiativo, per indicare il quartiere di una città abitato dai cinesi. Questo per me è il reale significato dell’integrazione.

D) La tua passione per la regia da dove nasce?

R) Mi sono sempre dilettato con la regia, mi ha sempre contraddistinto un’innata passione per i video ed il montaggio che mi ha portato anche ad aprire un canale su You Tube (GHH PRODUCTION). Il mio primissimo video risale a quando avevo 17-18 anni, ancora non esisteva You Tube e feci una parodia di CSI: CSI Firenze. Per un certo periodo ho, poi, interrotto, ma il viaggio in Giappone ha fatto riaffiorare questa passione mai davvero sopita. Ho ripreso, ho partecipato al concorso, l’ho vinto… il web è pieno di concorsi… non è facile ma se vuoi allora fai!

D) Fiorentino per nascita, ti senti internazionale per adozione, per lo meno a tavola?

R) A tavola sicuramente. Internazionalissimo! Se mi dicessero “c’è la cavalletta caramellata” io la mangerei. In Giappone mi è capitato di mangiare il pollo crudo, peraltro buonissimo. Mi son detto: “se lo mangiano loro e non gli fa male lo posso mangiare anche io”. La riluttanza è innanzitutto mentale.

D) Il cibo è uno stile di vita: si parla di alimenti biologici e sempre più persone sono vegetariane o addirittura vegane. Sono scelte che condividi?

R) Esatto. Sono scelte di vita. Alla base di tutto vi deve essere il rispetto. Io sono fiorentino e come potrei scordare quando da bambino, per il mio compleanno, andavamo in montagna e mia nonna mi cucinava la bistecca sulla brace? Però sono aperto alle scoperte e, se non altro per curiosità, ho provato sia il ristorante vegetariano sia quello vegano. In ogni caso ribadisco la necessità di rispettare le idee altrui per prima cosa, senza si rimane chiusi come una lumaca nel guscio.

Di certo il mio documentario mi ha permesso di coniugare la passione per la regia con quella per il cibo.

D) Qual è il tuo prossimo lavoro in cantiere?

R) Ho appena montato il trailer del diario-documentario che sto realizzando con le immagini che ho ripreso a Singapore… 4 ore di girato che cercherò di condensare in 15 minuti. Vorrei trasmettere le emozioni vissute al meglio, sto quindi valutando l’eventualità di dividerlo in puntate.

Ho iniziato a collaborare con dei ragazzi di Firenze con i quali sto scrivendo un cortometraggio, la storia di due coppie in un parco, ma non posso dire di più. Sono stato, inoltre, contattato per lavorare ad un importante documentario sul pugilato.

Al contempo, mi godo la vittoria di un premio importante per il quale ho ricevuto tanti complimenti per esempio da i Licaoni e Federico Frusciante (celebri e pluripremiati youtubers n.d.r), che ho incontrato a Livorno per puro caso e ne sono rimasto colpito.

Io guardo, osservo molto ed ascolto molto. In tanti mi considerano un regista, ma per me è una parola gigante. Mi considero un artigiano perché a molti dei miei video sento di lavorarci fisicamente, piano piano li plasmo come se stessi realizzando una scultura. Nulla a che vedere con qualcosa di freddo e sterile.

D) Hai detto che regista è una parola esagerata… ma cosa gli occhi di un regista riescono a catturare prima di chiunque altro per poi restituire quelle immagini a chi altrimenti non le avrebbe viste?

R) Mi viene alla mente un episodio: mentre ero in giro per Singapore arrivo a Chinatown di fronte ad un gigantesco tempio tipico, affianco vi era un piazzale con alcuni cinesi che ballavano il “country” vestiti da texani a stelle e strisce. Io ho iniziato subito a filmare perché l’impatto visivo, anche dal punto di vista antropologico è stato incredibile. Ero in compagnia di Pedro, un ragazzo portoghese anche lui premiato, ma se non mi fossi fermato non l’avrebbe fatto neanche lui.

Ecco è questo il qualcosa che credo significa riuscire a vedere ciò che non tutti ad un primo sguardo colgono, ma da cui sarebbero catturati soffermandosi… o guardando il mio video :)

D) Lorenzo ci racconti come si vive un sogno?

R) Auguro a tutti di poter vivere un’esperienza del genere perché quello che ho provato è stato veramente ciò che si vede in televisione. Essere un personaggio trattato con i guanti, avvicinato da ambasciatori e personaggi politici internazionali importantissimi, che magari neanche conosci, che ti ringraziano per il tuo lavoro. Per quattro giorni mi sono sentito un divo.

Mi chiedevo: “chissà Sean Penn quando va a Cannes cosa farà?”. Poi, con le dovute proporzioni, lo scopro sulla mia pelle! Interviste, eventi a cui devi presenziare, telecamere che ti seguono. Ma giuro ho vissuto tutto con tanta umiltà: la testa tra le nuvole, ma i piedi per terra!

Poi la fine del sogno… ero all’aeroporto, pronto all’imbarco, quando sullo schermo gigante hanno dato al telegiornale la notizia dell’attentato in Italia, a Brindisi. Parlavano di una bomba di fronte una scuola, di una ragazza morta, della mafia… mi son detto: “è finito il sogno, torniamo a casa, questa è la realtà”.

D) Cosa vorresti che un giorno fosse associato al nome Lorenzo Ciani?

R) Il cinema italiano non racconta più la realtà. Un grande regista dovrebbe riuscire a trasmetterla offrendo, allo stesso tempo, una prospettiva, mandando un messaggio che faccia pensare. Una risata amara, la stessa che mi ha strappato tante volte Monicelli o le commedie di Nuti. Ecco, da grande sognatore, mi piacerebbe che un domani si dicesse di me che sono riuscito a raccontare la realtà attraverso un documentario o un film… chissà…

Beh… in bocca al lupo Lorenzo!


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