LORENZO CIANI, DA BARMAN A REGISTA INDIPENDENTE

Posted by on Apr 8, 2014 in News

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Intervista realizzata da Rosa Anna Buonomo per You-ng.it.

“Se vuoi provarci, fallo fino in fondo. Altrimenti non iniziare”. Ha scelto la celebre “Rotola i dadi” di Bukowski per aprire il suo documentario “Nessuno è profeta in patria”, realizzato in occasione di una delle date del suo omonimo spettacolo.

Il giovane regista fiorentino Lorenzo Ciani racconta ai lettori di Young un percorso iniziato nel 2010, quando era un barman disoccupato, che lo ha portato a conquistare numerosi riconoscimenti internazionali.

Il documentario inizia con le celebri parole di Bukowski ‘Se vuoi provarci fallo fino in fondo’. Nonostante tutto. Cosa ha significato per te questo nella tua carriera?

La volontà di andare avanti nonostante tutto e tutti. Le difficoltà, le paure e chi ti dice che devi rinunciare solamente perché lui non ha il coraggio di provarci e tu sì.

Da dove nasce l’idea di realizzare il documentario?

L’intento è quello di mostrare cosa sia il mio spettacolo “Nessuno è profeta in patria” e cosa rappresenti per me mettermi in gioco su un palcoscenico non avendo mai studiato recitazione.

Come presenteresti il tuo spettacolo?

Racconta la mia storia attraverso parole e immagini. Da quando nel 2010 ero un barman disoccupato a come sono riuscito ad arrivare sul palcoscenico raccontando la mia storia, cercando di motivare gli spettatori. Lo spettacolo è diviso in cinque atti, suddivisi dai miei quattro documentari: “Food: a Way to Integration”, “Lost in Singapore”, “Tartufo di Sabbia” e “Lost in Jakarta”. Il filo conduttore sono le difficoltà che ho affrontato per creare le mie opere che sono una la diretta conseguenza dell’altra, come le tessere di un domino. Lo spettacolo motiva ed emoziona con semplicità, trattando temi come la disoccupazione e la precarietà.

Quando nasce la tua passione per la regia?

Credo da bambino guardando i film di Francesco Nuti.

Perché la scelta di dedicarti proprio ai documentari?

Lo spiego nello spettacolo: era la sola cosa che potevo fare avendo inizialmente solo una telecamera e un tre piedi e non conoscendo nessuno del settore. Non potevo realizzare cortometraggi di fiction senza attori, la cosa più ovvia da fare mi sembrava quella di trovare una storia e raccontarla, documentarla.

C’è un lavoro a cui sei rimasto particolarmente affezionato?

“Lost in Singapore” perché è stato quello che mi ricorderà per sempre il mio primo successo come regista..un sogno. “Lost in Jakarta”, dura 40 minuti, è stato quello che ho voluto fare io e come racconto nello spettacolo ho dovuto affrontare un sacco di difficoltà per realizzarlo..è stata una vera e propria avventura.

In pochi anni sei riuscito a conquistare numerosi riconoscimenti internazionali come regista indipendente. Quali sono stati i momenti più importanti in questo tuo percorso e quali i più difficili?

I momenti più importanti del percorso che ho fatto e che sto facendo sono i fallimenti, le difficoltà. Ogni volta che ho trovato un ostacolo o ho subito un possibile colpo da KO sono riuscito a rialzarmi e a trovare lo stimolo per andare avanti. Se tutto fosse filato sempre liscio, quasi sicuramente non ci sarebbe stato né questo spettacolo né io avrei mai fatto il regista.

Oggi ti senti profeta in patria?

No, assolutamente. Il significato del titolo dello spettacolo lo svelo durante lo show ed è la cosa che lascia più l’amaro in bocca agli spettatori. Sono uno che ha tanta voglia di fare e tanta creatività. Che ha umili origini e cerca l’opportunità di fare il passo successivo, cioè trovare un produttore che punti su di me.

La tua opinione sul cinema indipendente italiano.
Sta dimostrando che nelle difficoltà se c’è voglia e tanta determinazione si può fare qualcosa di buono. Basta vedere il successo di un film come “Spaghetti Story”. Io vorrei realizzare il capitolo conclusivo della mia trilogia “Lost in” trovando una casa produttrice e un distributore capaci e determinati.

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