Intervista a Lorenzo Ciani, giovane e promettente regista toscano

Posted by on Apr 8, 2014 in News

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Intervista rilasciata a Alessandra Vaccarella per il Web Magazine FERMATA SPETTACOLO

In questa intervista abbiamo affrontato l’argomento cinema con un giovane regista toscano, Lorenzo Ciani, il quale ci racconta un po’ dei suoi progetti, le sue esperienze, spiegandoci come la pensa sul cinema indipendente italiano.

[AV] Quando hai iniziato ad appassionarti al mondo del cinema e alla regia in particolare?
[LC] Onestamente non saprei dirti quando è stato il momento esatto in cui ho deciso che “da grande” avrei voluto fare il regista… anzi pensandoci bene non l’ho deciso, ma l’ho voluto.
Mi sono chiesto se preferivo continuare a fare dei lavori che non mi piacevano per “sopravvivere” e che non mi rendevano felice, o vivere facendo qualcosa che almeno mi gratifica …avendo comunque in entrambi casi il conto in banca in rosso. Ho scelto la felicità.

[AV] Perché proprio i documentari?Qual è il progetto a cui sei più legato?

[LC] La scelta di fare documentari è venuta casualmente. Un amico mi mandò il link di un concorso internazionale indetto da una fondazione con sede a Singapore che voleva un video che mostrasse come Asia e Europa potessero essere legate. Avevo comprato da poco la mia prima videocamera e mi venne l’idea di raccontare con un documentario di 3 minuti (limite imposto dal concorso), la storia di un Giapponese che possiede un ristorante italiano a Firenze e quella di un mio amico che possiede un ristorante Giapponese fuori Firenze. Mostrando come il cibo potesse essere una via per l’integrazione. Da qui è nato Food a Way to Integration che insieme ad altri 4 video provenienti da altre parti del mondo ha ricevuto nel 2012 a Singapore l’Asia Europe Short films Award.

Ho documentato questa esperienza realizzando il documentario Lost in Singapore. Il progetto a cui sono più legato è Lost in Jakarta che è attualmente in lavorazione; narra del mio recente viaggio a Jakarta dove ho ricevuto la Menzione d’Onore per il mio documentario Tartufo di Sabbia, al film festival internazionale della salute, della cultura e del paesaggio. La particolarità di Lost in Jakarta è che è stato finanziato su Internet da oltre 42 persone che mi hanno permesso di coprire le spese del viaggio per poter andare a ritirare il mio premio.

[AV]Come hai avuto l’idea per “Mea Culpa” ? Vuoi parlarci un po’ di questo cortometraggio così particolare?
[LC] Ero andato a trovare a Livorno il mio amico Federico Frusciante, conosciuto su YouTube come dissacrante critico cinematografico sul canale dei I LICAONI. Parlando mi fa :<< Dè Lore, ma perché non fai un horror? >>. Io ho sempre voluto differenziarmi dalla massa, perché spesso capita che il primo lavoro di fiction di un regista, o aspirante tale, è solitamente un horror … La mia risposta fu un classico “ci devo pensare” e quasi ridendo gli dissi che se mai lo avessi fatto, avrei voluto perderci il meno tempo possibile : << al massimo lo giro con uno legato in una stanza >> e che avrei preso il primo attore che mi capitava (come è accaduto… il protagonista è infatti il collega del Videonoleggio di Frusciante, Francesco Braschi) e avrei tradito volutamente il cinema di genere dando più importanza al messaggio del film che al genere horror stesso. Mentre scrivevo Mea Culpa mi sono reso conto che avevo in mano un’ occasione che aspettavo da tempo…quella di fare un film contro la violenza sulle donne … ovviamente a modo mio.

[AV] Raccontaci delle tue esperienze cinematografiche all’estero. Qual è il Paese, al quale ti sei legato di più emotivamente durante i tuoi viaggi?

[LC] Sicuramente il Giappone, anche se nel periodo in cui ci ho vissuto non mi passava minimamente per la testa che avrei fatto il “regista”…ma sono un regista io? Vivendoci ho avuto la fortuna di capirlo molto bene…e ho nel cassetto un progetto proprio legato a questo paese ma che probabilmente per realizzarlo avrebbe bisogno dei soldi con cui hanno prodotto Avatar. Jakarta mi è piaciuta molto…un città per noi assurda e ricca di contraddizioni, ma per questo motivo affascinante e interessante … un po’ come quelle donne che ti fanno perdere la testa … un giorno le ami, uno le odi, anche se faresti di tutto per rivederle e perderti nella loro follia. Singapore bella, ma troppo artificiale per i miei gusti.

[AV] A cosa stai lavorando attualmente? Hai qualche progetto in mente o che stai realizzando?

[LC] Attualmente sto scrivendo due cortometraggi e un lungometraggio. I due corti, posso anticipare (se mai vedranno la luce) che sono il seguito indiretto di Mea Culpa, nel senso che trattano lo stesso argomento (uno la violenza sulle donne, e sui minori l’altro), ma sfruttano altri due diversi generi cinematografici per mandare il messaggio. Sono già in contatto con due promettenti registi italiani, uno di Roma e uno toscano per affidare a ognuno di loro una di queste storie … per poi – se tutto dovesse andare bene-, buttarci nell’ avventura del lungometraggio.

[AV]Cosa pensi della situazione del cinema indipendente in Italia?

[LC] Penso che ci sono tanti registi di talento che non hanno un becco di un quattrino e tanti registi senza talento che invece sperperano i soldi con i quali chi ha il talento tirerebbe fuori delle vere e proprie perle.

[AV]Spesso nel nostro Paese si ha la tendenza ad etichettare il cinema indipendente come “di genere”, horror, thriller, etc . Tu sei un po’ un’eccezione, rispetto alla maggioranza dei registi emergenti. Qual è la tua opinione in merito?

[LC] Ti ringrazio per avermi detto che sono “un’eccezione” perché fin da quando ho cominciato e in qualunque cosa io faccia nella vita (anche di tutti i giorni) voglio fare qualcosa di nuovo, di diverso.
Credo che il problema stia nel fatto che il genere in Italia sia stato affossato anche se, in qualche maniera, gli stessi amanti del genere (e chi da regista indipendente fa genere) sia chiuso troppo nel proprio guscio. Non voglio offendere nessuno o pormi sopra a nessuno; la mia opinione è che se vogliamo fare tornare a far vivere il film di genere in Italia forse è il caso di inserire dei temi forti, anche attuali nelle storie e non pensare solo a teste mozzate o corpi sventrati, che ci stanno benissimo intendiamoci… ho la sensazione che se ci si concentra troppo su queste cose poi ci si dimentica di dare un’anima al film attraverso un messaggio/sottotraccia chiaro e deciso… Ma il cinema di genere in Italia vuole raggiungere il grande pubblico?

[AV]Cosa consigli ai ragazzi italiani che vorrebbero emergere in campo cinematografico? Secondo te nella situazione attuale in cui versa l’Italia è possibile avere ancora qualche possibilità di riuscita? Consiglieresti di provare all’estero?

[LC] Posso dare il consiglio che diede a me un certo Terry Gilliam (regista de “L’esercito delle 12 scimmie”, “Paura e delirio a Las Vegas”, “Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo”, “I fratelli Grimm e l’incantevole strega, per dirne solo alcuni”, n.d.r.): compratevi una telecamera e fate roba! Per quanto riguarda l’estero non saprei … provateci, comunque vada, i viaggi sono la cosa più importante della nostra vita … e ci arricchiscono sempre.re!

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